FAQ – Genitori ed Insegnanti

Gli esperti rispondo alle domande più frequenti di genitori e insegnanti

Il servizio psico-educativo Nidoinsieme è dedicato a dirigenti, genitori e insegnanti dei nidi e delle scuole per l’infanzia. L’obiettivo è supportarli nella gestione di tutte le problematiche psico-educative connesse a questo periodo di emergenza sanitaria.

Di seguito si riportano alcune domande frequenti, che possono aiutare ad inquadrare o affrontare determinate problematiche. Molte altre informazioni sono disponibili sul sito di ATS – Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana di Milano https://www.ats-milano.it/portale/RIPARTENZA-SCUOLE-Studenti-e-genitori

Faq genitori

1. Come affrontare la paura che mio figlio possa contagiarsi a scuola e infettare così anche i miei famigliari?

Emozione primaria, fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza, la paura è utile perché le permette di mettere in atto delle strategie funzionali per proteggere la sua salute e quella dei suoi cari. Tuttavia, quando la paura è elevata può generare stati d’ansia che non permettono di strutturare pensieri e comportamenti lucidi. Forse può esserle di aiuto sapere che la scuola ha strutturato rigorosi protocolli finalizzati al mantenimento dell’igiene degli ambienti, e precise strategie di gestione dei possibili casi positivi. Se lo ritenesse utile, può richiedere maggiori informazioni al referente Covid della scuola di suo figlio. 

Limitare le fonti di informazione fornite dai mass-media e dai social-media può rappresentare un’ulteriore strategia utile alla gestione della paura. Stiamo assistendo a un flusso informativo continuo, che non lascia lo spazio necessario a vivere anche altri stati emotivi. Si può scegliere, pertanto, solo un momento preciso della giornata (mezz’ora) in cui aggiornarsi, dedicando il resto del tempo alla lettura/visione di altri contenuti, e vivendo tutti gli altri aspetti della quotidianità.

 Se dovesse sentire che la paura sta prendendo il sopravvento, può esserle d’aiuto annotare tutte i suoi pensieri e sensazioni su un diario, come se, attraverso la mano, dovesse far fluire le emozioni dalla mente al foglio, fino al punto in cui sente di aver “scaricato” tutta la tensione. Può ripetere questa pratica tutte le volte in cui sente che la tensione ha raggiunto livelli poco sopportabili.

2. E’ possibile parlare del tema del Coronavirus con mio figlio anche se è piccolo? E, nel caso, come posso affrontare con lui l’argomento?

Il suo è un dubbio che accomuna tanti genitori. E’ possibile affrontare questo tema tanto delicato anche con suo figlio, adottando una modalità consona alla sua età. I bambini, anche se non colgono a pieno il significato delle discussioni dei grandi, delle parole “virus” e “lockdown” e la gravità delle conseguenze dello scoppio di una pandemia, possono percepire tensioni e preoccupazioni negli adulti che li circondano ed accorgersi dei piccoli stravolgimenti nella loro routine quotidiana e quella dei genitori, dovuti al rispetto delle normative per il contenimento del contagio. Ciò potrebbe destare in loro preoccupazione. È importante dunque rassicurarli e provare a renderli partecipi della situazione, ad esempio  spiegando loro che questi cambiamenti sono temporanei e condivisi dai genitori e servono a proteggere le persone da un antipatico virus che ci fa stare poco bene, oppure invitandoli ad esprimersi a parole, o tramite il disegno, in merito alla percezione che hanno della situazione. Si può inoltre condividere con loro l’argomento attraverso il racconto di una storia o filastrocca, oppure servirsi delle arti grafiche o la visione di un video per bambini che tratti il coronavirus.

3. Sto notando che mio figlio ha ripreso a fare cose che faceva quando era più piccolo: fa pipì a letto, fa i capricci per andare a dormire, fa fatica ad andare a scuola. Come devo comportarmi?

Quelli descritti vengono definiti comportamenti regressivi. A dispetto del termine non rappresentano un’alterazione del sano sviluppo psicologico di un bambino. Quest’ultimo infatti non avviene solo per avanzamenti lineari ma per avanzamenti e regressioni. È grazie a questo processo che il bambino acquisisce nuove capacità e sicurezza nei suoi mezzi. Molti genitori stanno testimoniando un aumento della comparsa di questo tipo di comportamenti già dal primo lockdown. I cambiamenti determinati dalla gestione della pandemia, così come tutti i cambiamenti che alterano i consueti equilibri familiari, possono generare incertezza e preoccupazione. In situazioni come queste, i bambini possono cercare l’accudimento e la vicinanza fisica del genitore al fine di essere rassicurati. A questo scopo può essere utile assumere un atteggiamento di ascolto dei sentimenti del bambino, cercando di favorire un ambiente sensibile e premuroso. La possibilità di esprimersi e di essere informati riguardo i cambiamenti che li riguardano fa sentire i bambini sollevati. Un buon modo per affrontare il tema Covid – 19 con i bambini è ricorrere alla lettura di fiabe e racconti scritti appositamente a questo scopo (può trovare diverse pubblicazioni a riguardo) o provare a riadattare alcune fiabe creando un nuovo racconto condiviso insieme al bambino. Potrebbe inoltre proporre dei giochi e delle attività creative che hanno il vantaggio di facilitare l’espressione positiva di emozioni quali la rabbia, la tristezza e la paura. Un esempio di attività potrebbe essere quella di creare dei “barattoli delle emozioni” per aiutarli a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni.  È importante che gli adulti di riferimento del bambino pongano attenzione alla gestione delle proprie emozioni, in particolare nelle situazioni di crisi. Condividere con loro i propri sentimenti mostrandosi calmi e gentili, abbracciarli e dirgli che li si ama e si è orgogliosi di loro aiuterà a farli sentire meglio e più al sicuro.

4. Mio figlio ha paura del coronavirus: non vuole uscire di casa e mi chiede di evitare luoghi in cui c’è tanta gente. Come posso comportarmi per rassicurarlo?

In questo periodo molto complicato, è frequente sentire genitori che sono allarmati da comportamenti insoliti o inaspettati dei propri bambini. La preoccupazione è legittima ed esprime la giusta attenzione dei genitori nel voler essere pronti a cogliere eventuali segnali di disagio dei bambini dovuti agli stravolgimenti nelle abitudini causati dalla pandemia. In questo caso, in particolare, è chiaro che pensare che i bambini mostrino ansia all’idea di uscire è in contrasto con l’idea che spesso abbiamo di un’età spensierata e orientata alla scoperta ma è, invece, ben comprensibile, se inteso come un loro modo di proteggere se stessi – e molto probabilmente anche i loro cari – dal contagio. Il ruolo degli adulti, in questi casi, deve essere quello di far capire ai bambini che si comprende la loro preoccupazione ma bisogna anche farli sentire sollevati rispetto all’idea che debbano farsi carico loro in prima persona del problema: bisogna rassicurarli trasmettendo loro la sensazione che gli adulti di riferimento sanno come gestire la situazione e non ne sono spaventati. È quindi importante considerare quanto la pandemia sta mettendo in difficoltà noi figure adulte: siamo magari noi i primi a sentirci insicuri ed impotenti davanti alla pandemia? Abbiamo magari persone fragili o anziane per la cui salute siamo molto preoccupati? Può essere utile, inoltre, proteggerli dagli aspetti più ansiogeni del problema, per esempio, evitando un’esposizione eccessiva alle fonti di informazione. Si può guardare insieme il telegiornale ma è meglio evitare, invece, di far percepire ai bambini che si cercano continuamente informazioni sulla pandemia o far loro sentire programmi radio o televisivi sullo stesso tema durante tutto l’arco della giornata. Non dobbiamo negare ai bambini il fatto che la pandemia esiste, ma non dobbiamo neanche far percepire loro che la nostra quotidianità è totalmente assorbita da questo problema. È molto utile, inoltre, cercare di evitare di parlare davanti a loro degli aspetti della pandemia che più ci mettono in difficoltà per non esporli eccessivamente alla nostra ansia. Per esempio, possiamo pensare di parlare del tema dei nonni e di come è meglio proteggerli (es. far loro vedere i bambini o no?) solo fra adulti e quando i bambini non possono sentire: anche in questo caso non bisogna assolutamente mentire ai bambini ed è giusto informarli del fatto che – per esempio – per un certo periodo è meglio non vedere i nonni per proteggere la loro salute, ma è meglio informarli delle decisioni già prese proteggendoli, invece, dalle preoccupazioni che ne sono alla base.

5. E’ un periodo complicato e in famiglia siamo tutti più nervosi; in particolare, noi genitori facciamo fatica ad andare d’accordo e a dialogare tra noi. Sono preoccupato per come la possano vivere i nostri figli.

La situazione attuale sta mettendo a dura prova i “nervi” di moltissime persone, una condizione con cui bisogna provare a convivere. Vivere “gomito a gomito” con il proprio partner è una condizione eccezionale; avere pochi spazi di autonomia, affrontare l’isolamento sociale, le difficoltà lavorative sono solo alcune dimensioni che possono rendere difficile la vita dei genitori. Può essere utile “accogliere” tali aspetti, riservando a voi genitori uno spazio preciso durante la giornata in cui confrontarvi; è importante sapere di avere il tempo e l’ascolto necessari per discutere di quanto vi sta facendo soffrire. Riservarsi uno spazio significa anche ricordarsi che essere buoni genitori non vuol dire “andare sempre d’accordo” o “essere perennemente felici”, ma saper navigare nella tempesta, nonostante tutto. Può esservi d’aiuto, inoltre, vivere momenti di convivialità e piacevolezza (una cena particolare, la visione di un film, ecc.); la vita attuale non è solo “emergenza sanitaria”. Se i figli dovessero dare segnali di aver capito/sentito che l’atmosfera familiare è “tesa”, può decidere, insieme al suo partner, di parlarne con loro in modo aperto, rassicurandoli del fatto che in situazioni di crisi è normale vivere dei momenti del genere. Condividere le difficoltà è, a volte, il modo migliore per affrontarle.

6. Mi sento molto stanco/a perché è stata stravolta la mia routine quotidiana e sento di non riuscire a gestire il carico di questa situazione, di conseguenza sono più nervoso/a e meno paziente con i miei figli.

Il lockdown ha stravolto le abitudini di tutte le persone e dei genitori in particolare. Ha, spesso, ridotto il ricorso all’aiuto nella gestione dei bambini per esempio da parte dei nonni (per proteggerli) o da baby sitter (per paura del contagio); ha limitato le opportunità scolastiche e ricreative dei bambini per cui l’orario scolastico è talvolta ridotto e non ci sono le attività pomeridiane; sono, inoltre, minori le possibilità di contatto sociale perché magari si ha paura ad invitare altre famiglie a casa, e perché le interazioni con gli altri genitori a scuola o in altre situazioni sono ridotte al minimo. Molti genitori si trovano quindi a dover trascorrere molto più tempo a casa da soli con i bambini con la sensazione da un lato di dover “riempire” il loro tempo per non farli annoiare e dall’altro di dover conciliare tutto ciò con le altre incombenze (lavoro, gestione della casa…). E’ quindi comprensibile la sensazione di sentirsi, a volte, nervosi e affaticati. Per gestire questa situazione è importante innanzitutto pensare che si tratta di una situazione eccezionale e (per quanto prolungata) limitata nel tempo: non dobbiamo pensare di dover mantenere gli standard e le abitudini pre-lockdown perché – non essendo più possibile – ci troveremmo a sperimentare sentimenti di frustrazione e di impotenza poco utili ad affrontare la situazione. Anche il tempo che si trascorre con i bambini deve essere inteso non come un tempo da riempire, ma come l’opportunità di vivere una nuova quotidianità. Per sentirsi meno nervosi e affaticati può essere molto utile, per esempio, scandire il tempo dividendo in modo chiaro i momenti di gioco insieme e quelli, invece, dedicati al resto (lavoro, casa…) in cui si propongono attività autonome al bambino. In questo modo, sarà più facile per il bambino accettare anche momenti in cui l’adulto non è disponibile e per l’adulto non sperimentare sensi di fatica e, conseguentemente, di colpa.

7. In questo periodo mio figlio è più spesso a casa con noi. Lui da solo si annoia e vorrebbe guardare sempre la TV o video sul cellulare, noi però non riusciamo ad esserci sempre per giocare insieme a lui, quali attività posso organizzare per fargli passare il tempo?

Le ricerche neuroscientifiche confermano che nella prima infanzia è bene limitare il tempo trascorso davanti alla TV o altri dispositivi a un numero di ore variabile tra una e tre, in base all’età. È comprensibile, però, che lei stia faticando a conciliare lavoro, mansioni domestiche e cura dei figli, tanto più in un periodo come questo. I bimbi più piccoli, poi, stanno scoprendo e sperimentando il corpo e come usarlo, perciò è naturale che abbiano bisogno di muoversi, di fare esperienza e di giocare – in quanto ciò serve loro per crescere. Questa “vivacità” dei piccoli porta spesso i genitori a credere di dover essere costanti compagni di gioco del figlio, magari anche allo scopo di controllare che non faccia danni o non si ferisca.

Tuttavia, già dalla prima infanzia è possibile proporre e incoraggiare il gioco autonomo. Questo consente al genitore di potersi rilassare, dedicare al lavoro e svolgere le mansioni domestiche, mentre consente al bambino di sviluppare la creatività, l’indipendenza e un buon senso di auto-efficacia. E’ importante innanzitutto mettere in sicurezza l’ambiente in cui il bambino si muove e gioca, per evitare il rischio che si faccia male. In secondo luogo, è bene organizzare lo spazio in modo che sia il più possibile funzionale al bambino: pochi giocattoli (in modo che possa scegliere senza andare in confusione) disposti su ripiani bassi e ben stabili, oppure anche a terra dentro cesti e scatole. Esempi di giocattoli che possono andare bene per favorire il gioco autonomo sono: libri, disegno, sabbia magica, tessere magnetiche, costruzioni, puzzle, pista delle macchinine, peluches, bambolotti e tutti i giochi di role play (cucina, attrezzi, pulizie, ecc.). Infine, è importante permettere al bambino di concentrarsi, fornendogli aiuto, supporto e consigli quando è necessario, ma senza sostituirsi a lui, senza direzionare la sua attività né correggerla o interromperla. Le prime volte sarà bene rimanere lì accanto al bambino, nella stessa stanza, presenti. Dopo di che, si potrà man mano introdurre il concetto che ognuno, genitore e figlio, fa il proprio lavoro nella propria stanza. In ogni caso, anche quando suo figlio avrà iniziato ad abituarsi ai momenti di gioco autonomo e dimostrerà di apprezzarli, è importante che lei sia sempre disponibile per lui, rimanendo a vista, se possibile, o comunque a portata di orecchio.

8. Non condivido come la scuola sta gestendo l’emergenza sanitaria e non sempre sento di potermi fidare.

In questo periodo la sfiducia sembra essere il sentimento predominante, tanto nei confronti della scuola, quanto nei confronti delle altre istituzioni. Ciò nonostante, l’attuale periodo necessita proprio di una ripresa della fiducia, sulla quale ricostruire la ripresa. Forse può esserle di aiuto sapere che la scuola ha strutturato rigorosi protocolli finalizzati al mantenimento dell’igiene degli ambienti, e precise strategie di gestione dei possibili casi positivi. Ogni scuola del territorio sta impegnando tutte le risorse per affrontare al meglio la situazione. I dirigenti e gli insegnanti hanno seguito, e tuttora seguono, corsi di aggiornamento e precise disposizioni. Se dovesse avere delle perplessità, può chiedere al dirigente scolastico, o al referente Covid, un colloquio in cui approfondire i suoi dubbi; può, inoltre, richiedere l’informativa che ogni scuola ha costruito in merito alle modalità di gestione dell’emergenza sanitaria.

La collaborazione scuola-famiglia, pur complessa in questa fase, resta un aspetto fondamentale nell’esperienza educativa dei bambini, i quali traggono beneficio dalla coesione tra genitori e insegnanti.

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Faq insegnanti

1. Lavorando con i bambini piccoli mi sento maggiormente esposto/a al contagio; come posso affrontare questo timore?

Il timore di essere contagiati e di contagiare altre persone rappresenta una delle principali reazioni alla pandemia da Covid – 19. La sua funzione, come solitamente accade di fronte ad una potenziale fonte di pericolo, è di renderci pronti ad affrontarla. Per questa ragione, il miglior modo per far sì che questo timore agisca in maniera positiva senza sentirsi sopraffatti dalla paura, è cercare di comprendere come funzioni questo virus e cosa ognuno di noi possa fare per contrastarlo. Su siti autorevoli come quello dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute può trovare a riguardo informazioni attendibili e non allarmistiche. Tenga presente che è buona prassi limitare il tempo che quotidianamente si dedica all’aggiornamento sulla situazione pandemica a circa 30 minuti al giorno, per evitare una sovraesposizione all’informazione che può essere fonte di confusione ed avere effetti negativi sull’umore.

Come scrive, lavorare al nido o alla scuola dell’infanzia presenta, oggi, delle difficoltà peculiari. Per questo, accanto al vostro impegno, il comitato tecnico scientifico e la scuola hanno previsto una serie di provvedimenti pensati specificamente per la tutela del contesto scolastico ed anche le famiglie sono chiamate a dare il proprio contributo al fine di contenere i contagi.Una buona notizia è che il corretto funzionamento di ciascuno di questi elementi sta facendo in modo che ad oggi non vi siano evidenze che dimostrino che i nidi e le scuole dell’infanzia siano luoghi di diffusione del contagio. A fronte di ciò le motivazioni individuali per cui in questo momento ci si possa sentire poco al sicuro a scuola o quando si fa ritorno nelle proprie case possono essere diverse e danno prova della complessità della situazione attuale.

2. A causa degli ingressi contingentati le occasioni di scambio informale con i genitori sono quasi nulle e ciò complica la comunicazione con le famiglie

In questo periodo in cui gli incontri tra insegnanti e genitori a scuola sono ridotti all’essenziale, questi sono inevitabilmente demandati al virtuale per vedersi e comunicare in sicurezza. Ciò senza dubbio toglie “calore” ai rapporti, ma è anche vero che la tecnologia ci offre ottime possibilità, inesistenti o poco sviluppate fino ad un decennio fa. Dunque, se per ora non è possibile agire diversamente, si può pensare di sfruttare al meglio ciò che ci è concesso. Innanzitutto come insegnanti potreste condividere con le famiglie il vostro stato d’animo rispetto a tale situazione spiacevole, in questo modo si crea un senso di solidarietà. Per “ridurre la distanza” con esse, invece, oltre al già collaudato ricorso a chiamate o videochiamate per i colloqui di aggiornamento o una chiacchierata con i genitori degli alunni, sarebbe utile concordare la possibilità di inviargli periodicamente “file media” (solitamente questi vengono prodotti e consegnati ai genitori solo al termine di ogni anno scolastico) con protagonisti i loro bambini durante le attività svolte all’asilo. Inoltre, dare la la possibilità ai genitori di prendere parte ad eventi speciali, ad esempio i compleanni, tramite videocall. Infine, una soluzione meno tecnologica, utile per coinvolgere genitori e nonni, nonostante i divieti e la loro permanenza a scuola minima, potrebbe essere quella di posizionare delle lavagne o pannelli fuori dalle classi, dove gli accompagnatori possono lasciare brevi messaggi o disegni rivolti ai bambini e non, in modo che il loro non sia percepito solo come un passaggio fugace. Sono solo alcuni consigli per favorire la partecipazione.

3. Come insegnante trovo difficile trasmettere ai genitori l’importanza del rispetto delle disposizioni per il contenimento del contagio. Come evitare che questo influisca negativamente sui rapporti con le famiglie?

La responsabilità della gestione e del rispetto delle norme anti-contagio è sicuramente un ulteriore carico per gli insegnanti. E’ normale, quindi, il desiderio di poter contare sull’aiuto e la collaborazione da parte dei genitori ma, spesso, ci si trova invece a dover ripetere più volte le stesse cose e a sentirsi ulteriormente affaticati. A tal proposito, è importante ricordarci sempre che siamo in un periodo eccezionale e – non solo a scuola – il tema del collaborare comune e del rispetto delle regole come forma di tutela dell’altro è particolarmente caldo e delicato e, talvolta, fonte di attriti e nervosismo fra le persone. E’ quindi più che comprensibile che anche il rapporto fra insegnanti e genitori possa risentire di questa difficoltà.

Per evitare che la situazione possa perdurare creando alla lunga anche sensazioni di rabbia, può essere utile, per esempio, creare comunicazioni il più chiare possibile: non tutti i genitori sono informati, né tutti sono ugualmente attenti nel rispetto delle regole. Può quindi essere utile chiarire il più possibile le regole, stampando cartelli facili e leggibili che ricordino ai genitori gli step da seguire anche posizionandoli in luoghi strategici (es. il cartello “hai insacchettato tutto?” sull’interno della porta dell’armadietto in modo che – aprendo – il genitore non possa non leggerlo). Altrettanto utile potrebbe essere anche il fatto di preparare del materiale cartaceo che riepiloghi con disegni e fumetti le norme principali e che i bambini potrebbero portare a casa e sfogliare insieme ai genitori. Nella produzione dei cartelli ed eventualmente del materiale informativo per casa, ricordiamoci sempre di preferire il linguaggio visivo dei disegni e delle vignette perché più immediato da leggere e capace di raggiungere anche i genitori che non parlano bene l’italiano. È sempre anche possibile pensare di fissare una video-riunione con i genitori per ricordare loro l’importanza delle regole in modo da farli sentire più coinvolti, così come può essere altrettanto utile chiedere aiuto ai rappresentanti di classe che possono farsi tramite delle richieste degli insegnanti.

4. Le normative vigenti sono tali per cui gran parte della giornata e delle energie sono impiegate per il loro rispetto, quindi mi sembra di non avere abbastanza tempo da dedicare all’aspetto più propriamente didattico ed educativo.

Le norme anti-contagio hanno sicuramente portato ad un appesantimento del lavoro di chi opera nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, anche andando a sottrarre tempo (ed energie) alle attività più propriamente didattiche e pedagogiche. Per non sentirsi frustrati e rattristati da questa situazione, è innanzitutto importante tenere sempre a mente che ci troviamo in una situazione eccezionale che non dipende da noi e che, per quanto prolungata, sarà transitoria: bisogna quindi ricordarsi di non chiedersi l’impossibile cercando di perseguire gli obiettivi consueti in una situazione che consueta non è. Allo stesso tempo, dobbiamo sempre pensare che nel lavoro con i bambini tutto ciò che viene fatto può avere un valore educativo e formativo: anche il rispetto pedissequo delle normative e delle regole anti-contagio può diventare uno strumento pedagogico con il quale trasmettiamo ai bambini l’importanza del rispetto delle regole, dell’attenzione per l’altro, della possibilità di essere scrupolosi e di porre attenzione in tutto ciò che si fa.

5. L’attuale suddivisione delle classi in bolle costringe noi insegnanti a lavorare in maniera più isolata, riducendo i momenti di compresenza, condivisione e confronto.

Questa nuova organizzazione del lavoro inevitabilmente ridefinisce delle prassi consolidate. Se paragonata a quella precedente alla pandemia, quella attuale sembra mettere in evidenza una serie di mancanze in termini di risorse, spazi e momenti di condivisione e di conseguenza comporta un carico di lavoro maggiore cui dover far fronte da soli. Ciò che può essere utile in questa fase è focalizzarsi sulle risorse attualmente disponibili e partire da queste per definire le attività realizzabili. Stiamo tutti sperimentando quanto la modifica delle routine quotidiane, imposta dalla necessità di gestire la pandemia, sta impattando sulla nostra vita anche al di fuori del contesto lavorativo. In entrambi i casi si fa fatica ad abbandonare abitudini precedenti ma è proprio definendone di nuove che si può riuscire a realizzare una migliore distribuzione del carico di lavoro. Questa difficoltà riguarda lei quanto i suoi colleghi. È utile dunque prevedere, anche a distanza, dei momenti di confronto in cui possiate parlare della nuova situazione e condividere fatiche e stati d’animo, nell’ottica di mettere in campo delle azioni comuni che partano dalle specificità del contesto della vostra scuola.

6. Mascherine e visiere creano una sorta di barriera tra noi e i bambini, complicando notevolmente la comunicazione (fatica nel farsi sentire e viene meno l’espressività del viso). Quali strategie potremmo adottare per ovviare a queste difficoltà?

Mascherine e visiere creano inevitabilmente un scoglio comunicativo, impedendo soprattutto ai più piccoli di sentire in modo scandito e di far affidamento alla mimica facciale degli insegnanti per comprenderne al meglio parole ed emozioni. Per ovviare al problema gli adulti ricorrono quasi spontaneamente all’aumento del volume vocale, pratica che però alla lunga affatica e può disorientare ulteriormente i bambini. Per questo consiglierei piuttosto di avvicinarsi a loro il più possibile posizionandosi alla stessa altezza per dialogare. Un’altra possibilità potrebbe essere quella di rinforzare il parlato con un non verbale più accentuato, affidandosi a gestualità comuni (magari condivise tra colleghi/e) che possano favorire la comprensione da parte dei bambini. In alternativa è possibile accompagnarli ed orientarli in modo pratico (ad esempio mostrando loro un disegno associato ad una specifica attività da svolgere) o simulando una determinata azione

 

7. Come affrontare il tema del coronavirus e delle sue conseguenze in classe?

E’ da tempo sotto gli occhi di tutti quanto la situazione pandemica abbia ripercussioni e conseguenze anche sulla vita dei bambini, nei suoi diversi ambiti e aspetti. Per questo motivo è importante renderli partecipi della situazione sanitaria in cui ci troviamo, dando loro delle spiegazioni che siano semplici, chiare e adatte all’età.

Di certo questo compito non è tutto appannaggio della scuola. Spettano ai genitori i chiarimenti riguardanti la sfera familiare ed eventuali eventi critici (impossibilità di vedere alcuni familiari, riduzione della vita sociale, isolamenti dovuti alla positività, lutti, ecc.). Mentre il personale scolastico dovrebbe occuparsi di dare senso e significato a ciò che di diverso accade a scuola. Ci riferiamo sia alle procedure di contenimento del contagio (utilizzo di DPI da parte del personale, ingressi contingentati nelle classi, inviti a lavarsi spesso le mani ecc), sia all’organizzazione generale delle attività (la creazione delle bolle, le regole per l’utilizzo dei giochi, le turnazioni nell’uso di certe stanze ecc).

Non vanno inoltre trascurate le emozioni che tutto ciò può generare: è bene accogliere e legittimare timori, frustrazioni, dispiaceri e rabbie di ogni bambino. Per fare questo si può anche semplicemente descrivere ciò che accade: verbalizzare a quel bimbo che ci si accorge che per lui una certa azione o situazione è davvero difficile e lo fa sentire in un certo modo, magari rassicurandolo sul fatto che anche per voi maestre è fonte di stanchezza o dispiacere, ma che in questo momento tutti abbiamo una quota di responsabilità. Un’altra strategia, più indiretta, può essere quella di utilizzare dei pupazzi (magari quelli da mano o quelli da dita) per costruire delle piccole narrazioni incentrate appunto sugli stati d’animo e sui vissuti che restrizioni, limitazioni e cambiamenti generano nei bambini, da una parte, e sull’imprescindibilità di tali nuove regole, dall’altra. E’ sempre utile, d’altronde, mostrare ciò che di positivo ancora rimane, che è comunque molto, e fare leva su quello. Per esempio affermare, con calma, che in effetti fare una certa cosa (o farla in un certo modo) in questo momento non è possibile e ciò può rendere tristi, ma per fortuna si può ancora fare un’altra cosa (o fare quella stessa cosa anche se in un modo diverso). 

Sul web è possibile trovare molto materiale (video, filastrocche, storie e disegni) per raccontare e spiegare in modo divertente e rassicurante diversi aspetti della situazione attuale.

8. In questo periodo la frequenza dei bambini a scuola è spesso discontinua, come si possono affrontare le conseguenze di questa situazione?

Purtroppo è vero che le quarantene (fiduciarie e non) e l’impossibilità di frequentare in caso di malattia (e anche solo di lievi sintomi riconducibili al covid) comportano che alcuni bambini, soprattutto quelli più inclini ad ammalarsi e quelli più fragili, frequentino in modo molto discontinuo. Sappiamo che, purtroppo, la scostanza nella partecipazione alle attività può avere delle conseguenze spiacevoli. Innanzitutto, può ripercuotersi sulla relazione che i bambini spesso assenti hanno con i loro compagni. Per questo motivo è importante, a ogni loro “ritorno”, accoglierli con autentico calore. In base al tipo di accoglienza riservatagli dai compagni, si può valutare la necessità di favorire il loro reinserimento nel gruppo, per esempio proponendo attività o giochi di squadra in cui il ruolo di ogni bambino sia davvero fondamentale. In secondo luogo, le frequenti assenze possono anche incidere negativamente sullo sviluppo di competenze e attività. Che questo accada o meno e, nel caso, in quale misura, dipende da vari fattori, uno dei quali è senz’altro la presenza di patologie, disturbi o fragilità. Qualora il personale scolastico dovesse effettivamente riscontrare una situazione critica, potrebbe essere utile cercare una collaborazione con la famiglia, per esempio dando consigli e suggerimenti su giochi e attività da fare a casa. Non si tratta tanto di chiedere in modo diretto ai genitori di “stimolare” i figli, quanto piuttosto di tenerli informati su ciò che viene fatto in classe, in modo che a casa vengano svolte – laddove possibile – attività il più possibile simili, o comunque parallele.

Di certo nulla può sostituire l’interazione tra pari così come la casa non può essere un luogo didattico ed educativo tanto quanto la scuola, ma alcune strategie possono servire a rendere più deboli le eventuali conseguenze spiacevoli di una frequenza discontinua. 

9. Sono un’insegnante di sostegno e mi rendo conto che le nuove disposizioni per il contenimento del contagio complicano il mio lavoro, sia sul piano organizzativo/didattico sia sul piano comunicativo/relazionale. Quali modalità di lavoro potrebbero essermi utili in questo momento?

Le disposizioni per il contenimento del contagio stanno modificando profondamente il modo di fare scuola. Come scrive, complicano il lavoro rendendo più difficile fare ciò che si faceva in passato. Ed è del tutto comprensibile l’eventuale senso di spaesamento o di frustrazione che da ciò può derivare così come l’apprensione per il benessere del bambino. In questo contesto dove le limitazioni sembrano essere più evidenti delle nuove opportunità, il consiglio è di partire da una ridefinizione degli obiettivi prima di focalizzarsi sull’individuazione di nuove modalità di lavoro. Un nuovo contesto introduce nuove regole ed è da queste che è più utile partire. Così come è necessario ridefinire il PEI e gli obiettivi didattici alla luce delle limitazioni attuali, allo stesso modo è importante ridefinire le proprie aspettative commisurandole alle opportunità offerte dal contesto attuale. Questo lavoro preliminare potrebbe infatti evitare di incorrere nella frustrazione propria e del bambino. A questo scopo potrebbe esserle utile fare un elenco degli obiettivi educativi che si propone per quest’anno scolastico e stabilire un ordine di priorità. Ridefiniti gli obiettivi, si può pensare a quali modalità e attività proporre per concretizzarli.

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