Comportamenti e regole

Fuga dal supermercato

Lorenzo è parecchio stressato e non capisce cosa ci sia di sbagliato in lui per scatenare dei capricci e comportamenti così agitati da parte di suo figlio, tanto da dover scappare dal supermercato a gambe levate… Ma se Simone stesse solo cercando di lanciargli dei messaggi?

nido insieme

Parola all’esperto: 

Nicoletta Pirovano

Nicoletta Pirovano, Psicologa responsabile UOS Programmazione attività consultoriali della ASST Fatebenefratelli Sacco, parla delle due dimensioni del prendersi cura del proprio bambino: da un lato il proteggere e dall’altro il lasciare spazio allo sviluppo della sua persona. In questa delicata fase è necessario che siano date delle regole per orientare il bambino, dargli direzione e sicurezza. Nel video ci spiega come devono essere queste regole e i consigli per gestire questo delicato compito al meglio.

nido insieme

Parola all’esperto: 

Marina Zanotta

Marina Zanotta, Psicologa e psicoterapeuta, esperta di età evolutiva e di genitorialità, responsabile dell’area materno infantile di Associazione Alice Onlus, spiega in questo video come lo sviluppo affettivo e relazionale del bambino vada di pari passo allo sviluppo psico motorio, per cui, nel momento in cui i più piccoli iniziano ad interagire con il mondo, iniziano anche a doversi e volersi sperimentare anche nelle relazioni con le persone intorno a loro.  La psicologa ci spiega il significato dei comportamenti oppositivi del bambino in questa fase importante della loro crescita.

Approfondiamo

Situazione tipica 0-12 mesi

“Vuole sempre stare in braccio, senza di me non dorme e piange appena lo lascio nella sua culla. Ho paura di viziarlo e renderlo un bambino capriccioso

Adesso sa che è l’ora della nanna e sta facendo i capricci”
Nel periodo che va dagli 0 ai 12 mesi, il bambino ha solo bisogno fisiologici (nutrimento fisico, contenimento affettivo e relazione) e non è consapevole delle regole di funzionamento del mondo adulto. Il fatto che pianga e che richieda il contatto fisico è assolutamente normale ed è funzionale alla costruzione del legame genitore-figlio. Tenerlo in braccio non è un vizio, ma una necessità fondamentale alla crescita.

Situazione tipica 12-36 mesi

È tutto un capriccio, è tutto un no, non so più cosa fare con lui/lei”.“Ogni volta che fa un capriccio sono scenate incredibili e io mi sento incapace”.

“È scoppiato a piangere nel supermercato perché voleva il cioccolato e mi guardavano tutti, sicuramente avranno pensato che non sono un bravo genitore e che non sono capace di gestirlo/a.
Il bambino dopo i 12 mesi comincia a esplorare il mondo e a volerne sperimentare i limiti e i confini relazionali. Ciò che noi chiamiamo capriccio, in realtà è sperimentazione unita all’incapacità di comunicare verbalmente quello che il bambino pensa. il genitore può offrirsi come cassa di risonanza affettiva, insegnando al bambino a riconoscere e modulare meglio le proprie emozioni e i propri comportamenti.

“A volte penso che si comporti così solo per farmi un dispetto.”

“Quando è con i nonni o al nido si comporta benissimo, quando è con me ne combina di tutti i colori…dove sbaglio?

è normale che i bambini sperimentino la spinta verso l’indipendenza nella relazione con mamma e papà, perché sanno che sono le persone su cui possono contare di più e che sono capaci di accoglierli e amarli anche quando non sono perfetti.

Quando si agita comincia a lanciare oggetti da tutte le parti, non so come fermarlo e mi sento incapace.”

“Al parchetto diventa una furia se toccano i suoi giochi, non riesco a farlo ragionare e gli altri genitori pensano che io sia un disastro”.
Le regole di condivisione sono le più complesse da imparare. Il genitore può porsi come esempio, insegnando al bambino come si fa (dicendo a lui per primo “Per favore, Grazie e Prego”).

Al nido mi hanno detto che mio figlio/a non condivide i giochi e che morde gli altri bambini, temo che da grande possa diventare un bullo”.

“Al nido mi hanno detto che mio figlio/a non condivide i giochi e che morde gli altri bambini, ma io so che mio figlio non lo farebbe mai, sono loro che non sono capaci di gestirlo!
Il nido è un ottimo spazio dove imparare i fondamenti della socializzazione e della condivisione, le educatrici e le pedagogiste sapranno monitorare i comportamenti e aiutare i bambini ad agire in modalità corretta.

Descrizione del fenomeno

Lo sviluppo affettivo e relazionale del bambino va di pari passo allo sviluppo psico motorio, per cui, nel momento in cui i più piccoli iniziano a scoprire e ad interagire con il mondo che li circonda, iniziano anche a doversi e volersi sperimentare anche nelle relazioni con le persone intorno a loro.

Il fatto che il bambino attivi dei comportamenti oppositivi o di sfida non è legato al fatto che siano presenti dei problemi o che vi sia qualcosa che non va nella relazione con i genitori; tutto il contrario! Il bambino inizia a testare regole e reazioni degli adulti per conoscere se stesso e l’effetto che fa nell’interazione con il mondo e questo avviene, in particolar modo, tra i 18 mesi e i 3 anni (fase dei Terribletwo).

A questo si aggiunge anche la capacità di riconoscere il fatto di star provando un’emozione, unita alla completa incapacità (nella fascia di età 0-3 anni) di definirla sia perché non è ancora presente una capacità lessicale ampia, sia perché non sono presenti le competenze relazionali ed affettive per comprendere a pieno quello che sta succedendo. In questo percorso la relazione e il legame affettivo impostati dai genitori sono argini imprescindibili che permettono di contenere le esplosioni emotive e di costruire il significato di quanto si sta provando e di quello che si sta facendo insieme.

Il problema di fondo è nella realtà dei genitori: il mondo adulto ha, verso di loro, delle pretese di competenza e di efficacia educative che non sono conciliabili con i livelli di sviluppo di un bambino 0-3 anni; per questo motivo la tendenza è quella di percepirsi come incompetenti o inefficaci davanti al “capriccio” di propri figli; anziché lavorare per  insegnare loro a conoscersi e ad esprimersi in modo corretto, i genitori vivono l’angoscia del “non sono capace” e questo li inibisce nello svolgimento del loro compito educativo in due versanti possibili: delegare ad altri (nonni, educatori, maestre) o caricarsi eccessivamente del peso di un apparente fallimento di ruolo.

Il rischio è di dimenticarsi di guardare a cosa sia fisiologico in questo passaggio e a cosa non lo sia: regole, allenamento al riconoscimento e all’espressione emotiva, coerenza educativa sono gli unici veri punti di riferimento a cui attenersi.

Cosa possono fare i genitori per prevenire

Offrire un rispecchiamento emotivo e comportamentale che passi attraverso la relazione genitore-figlio.

Impostare poche regole di comportamento adeguate all’età e al livello di sviluppo del proprio bambino.

Creare significati a comportamenti ed espressioni emotive (sei arrabbiato perché…)

Chiedere il supporto delle altre figure educative sia nel mantenimento delle regole create a casa, sia nella condivisione del lavoro svolto fuori casa.

A chi chiedere aiuto in caso di necessità

Chiedere il supporto delle altre figure educative sia nel mantenimento delle regole create a casa, sia nella condivisione del lavoro svolto fuori casa.

Chiedere colloqui con pedagogisti, psicologi, pediatri nel caso in cui non ci si percepisca in grado di farcela da soli o nel momento in cui vengono segnalati/rilevati atteggiamenti nei bambini che esulano dalla fisiologia dello sviluppo dei più piccoli.

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