Intelligenza Emotiva

Intelligenza Emotiva

I bambini imparano pian piano a riconoscere le emozioni nelle loro diverse gradazioni e a metterle in relazione con le situazioni in cui si manifestano. Questo significa sviluppare l’intelligenza emotiva, una capacità creativa e di connessione con gli altri. Capiamo meglio…

nido insieme

Parola all’esperto:

Viviana Giorgetti

Viviana Giorgetti, Psicologa dell’ATS Città Metropolitana di Milano, ci spiega in questo breve intervento l’importanza di coltivare l’intelligenza emotiva fin da piccoli e come i neogenitori possano aiutare il proprio bambino ad acquisire la capacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle delle persone che gli stanno accanto.

Approfondiamo

Situazione tipica

“si arrabbia senza motivo, spacca il gioco e urla… è inconsolabile/incontenibile… non ne posso più e non so cosa fare non capisco”

“Se alzo la voce si mette a frignare, si spaventa di tutto non ha nessun interesse per i giochi bellissimi che gli propongo… da chi avrà preso? Io non ero così da piccolo…”

“mio figlio è imbranato, quando gioca non capisce cosa deve fare, mette in bocca i giochi e se insito su come fare si chiude in sé stesso, smette di giocare o si mette a piangere. A questo punto mi stufo e lo lascio lì, gli passerà. Non mi piace questo capriccio”.

Descrizione del fenomeno

L’intelligenza emotiva è la capacità di elaborare le informazioni in base alle proprie emozioni e a quelle altrui.
Il bambino piccolo non ha ancora la capacità di distinguere un’emozione dall’altra e di usare le parole adatte per descriverle.

Imparare ad identificare e comunicare le emozioni è una parte importante della comunicazione ed è una determinante basilare per l’acquisizione del controllo emotivo. La capacità di percepire, riconoscere e gestire correttamente le proprie ed altrui emozioni apporta effetti benefici in tutti gli aspetti della vita quotidiana dell’individuo.

Chi presenta un buon livello di intelligenza emotiva ha una maggior probabilità di avere soddisfazioni dalla propria vita, di avere un elevato livello di autostima e un minor livello di insicurezza. La presenza di intelligenza emotiva può essere utile nel prevenire scelte e comportamenti sbagliati, anche inerenti alla propria salute (ad esempio, abuso di sostanze psicoattive e dipendenze sia da droghe che da alcol).

Cosa possono fare i genitori per prevenire

Il concetto di allenamento emotivo si basa sulla capacità di immedesimarsi nei figli, di provare empatia nei loro confronti. Sfortunatamente l’allenamento emotivo non viene naturale a tutti i genitori solo per il fatto di amare i propri figli.

Il genitore “allenatore” è quel genitore che riesce sempre a mettersi nei panni del figlio, che nelle emozioni, anche negative, vede un’occasione di crescita, e che di conseguenza riesce a gestire i momenti di crisi con maggior pazienza, accettando e ascoltando tutti i sentimenti del figlio anche rabbia, tristezza, paura, senza minimizzare, sottovalutare o deridere queste emozioni.

I bambini che hanno la sensazione che i genitori li comprendano e siano davvero interessati alla loro vita non hanno bisogno di recitare e fare scene per attirare la loro attenzione; i bambini allenati emotivamente fin da piccoli imparano a calmarsi da soli e riescono a rilassarsi anche sotto stress; il legame emozionale tra genitori e figli diventa più stretto e i bambini sono più ricettivi nei confronti delle richieste dei genitori, sono più
disposti a compiacere che a deludere.

Quando un bambino è arrabbiato, teso, spaventato, il genitore deve fare uno sforzo per immedesimarsi in lui e capire che cosa può aver generato quest’emozione. Un bambino di tre anni non può dire “mi spiace mamma di essere noioso e capriccioso, ma il trasferimento al nuovo asilo mi ha molto stressato”. È quindi compito dell’adulto sforzarsi di capire cosa c’è dietro e guardare il quadro generale.

Un altro atteggiamento assolutamente da evitare è ignorare o sminuire le emozioni negative pensando che passino da sole o che non siano importanti. I bambini hanno invece bisogno di imparare a capire quello che provano sentendoselo dire dai genitori e per non crescere con delle insicurezze hanno bisogno di sentirsi compresi.

Se il bambino è teso per la prossima visita dentistica, è meglio parlare di questa paura il giorno prima della visita e non aspettare la crisi di pianto nello studio dentistico; se un bambino rompe un giocattolo bisogna mostrare subito interesse e preoccupazione, così imparerà che c’è alleanza e si può collaborare per evitare di fare una
sceneggiata.

A chi chiedere aiuto in caso di necessità

Lo psicologo consente di allenare i genitori al riconoscimento delle emozioni del bambino; aiuta a trovare le strategie per permettere al bambino di scoprire il proprio mondo emotivo e trovare i modi per gestire le proprie ed altrui emozioni.

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